Tutti possiamo sviluppare l’”intelligenza del sogno (diurno e professionale), che corrisponde al viaggio consapevole intorno al proprio centro di gravità, attraverso il “fare” professionale. 

Come accade per l’Universo, nel nostro corpo fisico inteso come trascurabile pulviscolo della materia, e nella profondità infinitesimale della nostra mente, che guida i nostri pensieri e le nostre percezioni e azioni, vi è una forza che può avere due effetti opposti:

  • l’effetto che induce l’essere umano, originalmente dotato di stru­menti interiori, a diventare invece il moncone di se stesso, manipolabile da se stesso e da altri, o manipolatore, per il prevalere dell’orienta­mento rinunciatario della propria originalità o del proprio cieco interesse;
  • l’altro effetto che invece ci porta ad elevarci realizzando, a dispetto di ostacoli e avversità, un mondo più felice dentro e fuori di noi, rispettoso della nostra più intima natura..

Ma un essere umano con un Sogno di elevazione, non solo può riuscire a raggiungere ciò che vuole ma anche a diventare qualcosa di più di quello che sperava di diventare, perché il destino ha molte più risorse del più fantasioso scrittore di avventure.

“Il più grande pericolo per noi non è che miriamo troppo in alto
e non riusciamo a raggiungere il nostro obiettivo
ma che miriamo troppo in basso e lo raggiungiamo”

Michelangelo Buonarroti (1475-1564)

Purtroppo spesso, come abbiamo visto e vediamo oggi accadere nei drammatici e aberranti avvenimenti del XXI secolo, esiste anche quella forza ipnotica generata dalla nostra parte oscura – la nostra ombra – e spesso con la complicità di leader discutibili che danno vita e favoriscono dinamiche sociali di cui l’uomo “sceglie” di divenire vittima, spingendosi verso il basso, paralizzando il suo stesso processo di individuazione.

Persone mentalmente più fragili e deboli, o anche solo senza volontà auto-diretta, arriveranno così ad utilizzare emozioni, risorse di energia, impegno, determinazione e perseveranza, per sopravvivere nella superficialità e nel conflitto o per realizzare i sogni opportunisti e/o deliberatamente avidi di potere di qualcun altro. Muri, separazioni, conflitti, guerre, sono l’esito di questo processo irrazionale, oscuro, distruttivo che risponde più ai criteri di irrazionalità e di belligeranza che di pensiero ragionante e creativo.

Come essere umani diventiamo in questi casi mentalmente pigri al punto da rinunciare a noi stessi e ai nostri sogni o a pensare che sia naturale non averne nessuno, e/o così stupidamente coraggiosi da portare avanti quelli distruttivi di qualcun altro.

Una possibilità per un mondo migliore però c’è: nella nostra vita possiamo, esplorando ed esplorandoci, imparando e migliorandoci, farci sostenere da quella forza che ci porta verso l’alto, verso un ignoto promettente, creando dentro di noi un artistico banco di prova verso un’originalità etica e solidale.

Il “centro di gravità” dei sognatori corrisponde alla ricerca della propria verità, del proprio destino ori-geniale.

Il principio che sta alla base delle tecniche creative intuitive sostiene che ad un certo livello le risposte alle domande e alle sfide che ci poniamo, che scaturiscono dal nostro “centro di gravità”, ci siano già note. È forse per questo motivo che le domande arrivano a porsi da sole, per intuizione, alla nostra attenzione, e i nostri sogni possono darci delle risposte, a patto che si ragioni accompagnati da un desto senso di meraviglia e dalla perseverante, consapevole e ottimistica volontà di raggiungere la nostra meta.

Insomma, se fossimo in grado di raggiungere facilmente ciò che decidiamo di voler diventare non useremmo la parola “sogno”. La ricerca della nostra finalità è un percorso accidentato e sfidante, esplorativo, opposto all’orientamento rinunciatario di noi stessi e dei nostri valori. Veniamo al mondo per scoprirci e pare non ci sia dato sapere cosa faremo e cosa saremo diventati nel futuro.

“Non vi è nulla di più invidiabile di un’anima se non la sua capacità di appassionarsi. La passione equivale a volare, è un movimento celeste verso l’alto”

Theodor Fontane, da Il signore di Stechlin (1819-1898)

Ma, a chi esplora l’ignoto, e quindi anche se stesso,  per ricercare la verità e trovare le risposte sognate può accadere di trovare la bellezza, come lo stesso Keats esprime nel verso finale in Ode su un’urna greca [1], uno dei suoi lavori più belli: “la bellezza è verità, la verità è bellezza. Ciò che riconosciamo esistere nella Terra e tutto ciò che abbiamo bisogno di conoscere”.

E, per guardarsi dentro, non bisogna avere fretta. Solo la volontà e l’intenzione di comprendersi, migliorarsi, vivere appieno il presente, con la complicità dell’incertezza e del proprio Sé autentico.

È questo che faremo anche nei post di Dreaming Tolls & Pills.

A presto.

Remigia Spagnolo – Professional Dreamers Project

Foto credits: DESIGNECOLOGIST by Unsplash


[1]Ode su un’urna greca (titolo originale Ode on a Grecian Urn) è una famosa poesia di John Keats, pubblicata per la prima volta nel 1819. “Beauty is truth, truth is beauty. That is all Ye know on earth, and all ye need to know”.