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sognatori di professione
intervista di Remigia Spagnolo
a ROBERTO TARASCO - scenofono teatrale
22 aprile 2011
CORTO CIRCUITO
Ciao Roberto, nel teatro ti occupi di “scenofonia”, termine da te coniato per descrivere quello che fai e di cui ci parlerai. Ma partiamo dall’inizio. Come nasce la tua passione per il teatro?

Nasce all’età di 16 anni. Fino ad allora non avevo ancora capito chi ero e cosa volevo. A quell’età, parliamo del 1975, iniziai ad appassionarmi. Frequentavo il liceo scientifico Einstein di Torino. Lì trovai un ambiente a me congeniale e insieme ad altri compagni costituimmo un gruppo, che si incontrava per discutere e stilare testi legati a tematiche sociali o artistiche. A fine anno scolastico rappresentavamo quei testi in scena, era un modo per fare politica. La prima messinscena s’intitolava “Ieri, oggi, domani”, oggi direi che aveva un taglio molto “brechtiano”. Allora, se mi avessero detto che quello che facevamo si chiamava “teatro” non ci avrei creduto. Per come lo vedevo io, il “teatro” era roba per annoiate signore borghesi impellicciate e con lo strascico. Allora pensavo che mai avrei fatto “teatro” nella mia vita. Il gruppo ogni anno si riformava ed eravamo più di 30, studenti ma anche giovani lavoratori. In realtà solo 4 o 5 di noi si potevano considerare veramente appassionati. Facevamo assemblee, partecipavamo in modo molto libero a corsi di musica popolare, di fotografia, sessuologia, organizzavamo cineforum. Nella seconda metà degli anni Settanta a Torino quasi ogni giorno c’era una manifestazione. Si scendeva in strada con la faccia pitturata, tutto accadeva in modo molto improvvisato, ma anche molto sentito, vero, goduto.

Ti ricordi un episodio in particolare di questo periodo?
Un giorno, andai a vedere il film del grande Kubrik: 2001: Odissea nello spazio. Rimasi folgorato dalle immagini ma soprattutto dai suoni. Quel film mi rivelò il mondo delle musiche e dei rumori, lo vidi ad occhi chiusi. Mi spiego meglio: in realtà gli occhi erano ben aperti, ma oltre al film che scorreva sullo schermo, nella mia testa ne girava un altro, quello delle musiche che accompagnavano scene e personaggi. Per me fu un’illuminazione e da quel momento il mondo dei suoni è diventato la mia passione e il mio lavoro. Ho iniziato spendendo tutti i miei risparmi in dischi e materiale di registrazione.
Fu quindi la visione di 2001: Odissea nello Spazio di Kubrik il tuo primo vero contatto con il mondo sonoro?

Gli anni del liceo furono per me sicuramente anni di grandi scoperte umane e artistiche, ma quando vidi per la prima volta quel film mi si è schiuso il mondo dei suoni. Questo svelamento si rivelò ancora più importante di quello che avevo studiato a scuola. La visione di quell’opera mi fece capire che esisteva un mondo dietro alle immagini fatto di “ingredienti musicali”: di note e rumori, di armonie e cacofonie. Nell’estate di quell’anno feci il mio primo lavoro, venni assunto con tanto di libretto e contributi pagati, come fabbro alla Ferrero, proprio quella della Nutella e dei cioccolatini Rocher, guadagnavo 500 lire all’ora. Con le 500.000 lire che riuscii a mettere da parte comprai il mio primo impianto stereo e un mangiacassette col microfono. Iniziai a coltivare così la passione per i suoni: collezionando dischi e registrando i suoni della strada e della natura.

 

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Remigia Spagnolo - Consulenza, formazione, esplorazioni