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sognatori di professione
intervista di Remigia Spagnolo
ad OSCAR FARINETTI - Tenuta di Fontanafredda - Serralunga d’Alba (CN)
Lunedì 17 ottobre
BELLEZZA, DUBBIO, ARMONIA
Siamo nella tenuta di Fontanafredda, nel cuore delle Langhe, il tuo “luogo bellissimo” che chiami anche “vera utopia”. Da dove nasce la bellezza di questo luogo?
La parola “utopia” deriva dal greco antico e significa letteralmente “luogo inesistente” oppure “luogo bellissimo”, a seconda che si faccia risalire la sua etimologia al termine ou-topos (non luogo) oppure eu-topos (buon luogo). Io intendo l’utopia in quest’ultima accezione. La bellezza dei luoghi è data dalla loro storia, che gli inglesi hanno espresso in una parola fantastica: “background”. Questo luogo è il frutto di una grande storia d’amore tra la Bella Rosina e Vittorio Emanuele II. Il Re ha comprato questa tenuta per viverci insieme alla sua amata molti anni, dal 1858 al 1878, mettendo al mondo due figli straordinari, di cui uno, il conte Emanuele Alberto di Mirafiore, diede vita alla casa vitivinicola di Fontanafredda, luogo vita e di viti. Ma qui si è anche fatta l’Italia, tra il 1858 e il 1861. Il luogo è bello perché il Re lo scelse bello, ma “bello” è anche immaginare cosa è successo qui negli ultimi 150 anni, che, alla fine, è anche la storia del vino. Il conte Emanuele di Mirafiore muore nel 1898, all’età di 43 anni. L’azienda vitivinicola passò in mano al figlio Gastone di Mirafiore. Nel 1930 purtroppo l’azienda dichiarò fallimento. Nel 1932 il Monte dei Paschi di Siena se l’aggiudicò all’asta fallimentare e la gestì fino al 2008, anno in cui, insieme a Luca Baffigo Filangieri, ne siamo diventati soci di maggioranza.
Quali pensieri suscita in te questo luogo?
Il primo pensiero che questo luogo suscita in me è la “bellezza”; quando io immagino la bellezza immagino Fontanafredda. Tu pensa alle persone che sono qui e a come possono sentirsi rispetto a quelle che operano nelle catene di montaggio, in un supermercato o discount. Arrivare qui al mattino è una meraviglia per me e per tutte le persone che ci lavorano: qui c’è la bellezza, la natura con i suoi colori, suoni, luci, foglie, colline, comprese le case, costruite nel 1858 e così belle. La bellezza ti aiuta a pensare. Ho 57 anni e ho già vissuto una grossa parte della mia vita in tanti luoghi, soprattutto nelle periferie urbane, dove cercavo capannoni per aprire negozi. Il fatto di potermi permettere alla mia età di venire in un posto così e poter pensare mi fa dire a me stesso quanto sono fortunato, e me lo ripeto da solo ogni tre minuti. Pensa che qui, a14-15 anni, ci venivo a vendemmiare per 500 lire l’ora e prima di diventarne proprietario ci sono venuto varie volte a visitarlo. Questo è il più bel posto del mondo. È un luogo molto più conosciuto all’estero che da gente di Alba che non l’ha mai visto.

Come cultore di prodotti eno-gastronomici, cosa rappresenta per te il vino?

Il vino è pura poesia, in quanto è l’unico prodotto che unisce la terra al cielo. La grandezza di un vino dipende dal terreno e dal lavoro dei contadini, ma anche dal cielo, ovvero dal clima e dalle stagioni. Ci vogliono nove mesi prima della vendemmia, e non per niente la pianta dell’uva si chiama “vite”, perché dà vita. Per nove mesi la vite viene accudita, e poi l’ultima settimana decide tutto. Il vino è il risultato supremo di amore, speranze, paure, entusiasmo e creatività, errori, successi, godimenti e sacrifici, fisica e metafisica, filosofia e azione, fraternità e orgoglio. Questo è il mio luogo bellissimo, perché quando hai avuto tutto dalla vita, come avvenuto per me, non resta che il vino.

In questo luogo hai creato un percorso naturalistico che chiami “bosco dei pensieri”, dove, penso non a caso, hai deciso di dare avvio al nostro dialogo esplorativo sul pensiero e sulle idee. Quali pensieri la bellezza riesce a stimolare?

In un luogo del genere ci si mette in una condizione psicologica di meraviglia. Che cosa fa la natura a noi esseri umani? Ci mette nella condizione di meravigliarci di ciò a cui assistiamo. La meraviglia è il dubbio, il contrario della certezza. La meraviglia ci mette di fronte alla nostra umanità, ci ridimensiona e ci fa sentire piccoli.
Nel bosco dei pensieri, ogni tappa è segnalata da citazioni letterarie e aforismi, come ad esempio “Pensare è oltrepassare” di Ernst Bloch (1885-1977). Oscar Farinetti mi chiede di leggere un aforisma in particolare: “Tu oggi sei dove ti hanno portato i tuoi pensieri, e sarai domani dove ti porteranno”. James Lane Allen (1849-1925).
Indubbiamente siamo in un luogo che suscita pensieri poetici e pone domande. Cosa significa per te essere “poeti”?
Essere poeti non significa esserlo nel senso comune del termine, ovvero poeta non lo è solo colui che riesce a scrivere versi bellissimi e con una metrica perfetta. Per me essere poeti è vivere profondamente ciò che ti accade.
(Oscar Farinetti mi fa cenno di ascoltare in silenzio un suono del vento cui segue un repentino e intenso stormire di foglie, che poi decresce di intensità).
Ecco, puoi prendere poesia da questo suono arrivato Pazzesco. Abbiamo assistito ad un miracolo della natura. Questa è poesia pura. Ora il fruscio è finito.
Due luoghi: Torino (città industriale e sede del primo negozio EATALY) e Serralunga d’Alba (luogo incantato, sede di Fontanafredda e della tua Fondazione). Qual è il sogno che accomuna due posti così metafisicamente lontani?
Ciò che accomuna questo luogo a Torino sono i Savoia. Vittorio Emanuele II aveva le sue dimore a Torino e a Fontanafredda. Sia Vittorio Emanuele che suo padre, Carlo Alberto (detto anche Re contadino, Re Tentenna, Re Socialista), avevano in comune il fatto che, oltre ad amare la bellezza femminile oltre misura, amavano circondarsi di quella della natura. È proprio la bellezza ad unire Torino e Fontanafredda. Io non amo molto le grandi città dove le persone, non conoscendosi, non si salutano quando si incontrano per la strada. Amo i piccoli borghi. Novello, paese vicino in cui vivo, è abitato da 841 persone. La domenica mattina, quando vado a comprare il giornale e le sigarette, per fare a piedi poche centinaia di metri ci metto tutta mattina, dalle 9 alle 12. Parlo con tutti, dal sindaco al contadino. Si parla di vita e di vite, di uva, di come va la campagna. Ma Eataly funziona nelle aree di gravitazione molto vasta, non nei piccoli borghi. Invece il vino puoi farlo in un piccolo borgo come questo e venderlo oltreoceano, a New York per esempio. Non è meraviglioso e affascinante il fatto che questa tenuta, in un piccolo borgo, produca qualcosa che viene venduto in tutto il mondo? A Torino vado meno frequentemente rispetto a prima, anche per colpa del traffico che ti costringe a rimanere bloccato in coda non appena esci dalla tangenziale. Per me Torino è come un fico d’india, orribile fuori, bellissimo quando ne vedi e gusti l’interno. Per noi che abitiamo nelle Langhe andare a Torino è come passare dalle spine prima di entrare. Oltre a muovermi tra Fontanafredda e Torino, viaggio in giro per il mondo, molto a New York, dove abbiamo aperto una sede Eataly.
Come riesci a portare la tua filosofia imprenditoriale, nata in luoghi come Fontanafredda e Torino, in altre parti del mondo?
Nel business ciò che ritengo fondamentale è la possibilità di riuscire a replicarlo anche in altre realtà. La bellezza per me è anche diventare grandi. La bellezza sta nel sapere replicare le atmosfere. Ad esempio, per rimanere in tema di bellezza e dubbio, Eataly di New York ha come tema d’atmosfera la prevalenza del dubbio rispetto a quella delle certezze. Nell’ideare questo luogo oltreoceano mi sono domandato: perché esiste questa bellezza straordinaria degli anglosassoni? Mi sono risposto che essa ha a che fare con il loro modo di cominciare i discorsi con “maybe”, il nostro “forse”, che noi usiamo poco e in altri contesti. Noi italiani, al contrario, incominciamo con “dicono che”. Ma chi dice che? Noi italiani tendiamo a costruire le cose sulla base della certezza. Viviamo nell’era della cultura sbrigativa. Ma il futuro è al centro della clessidra. Dunque, sulla base di queste riflessioni ho esposto un grande cartello all’ingresso del negozio di New York che riporta nel titolo: “Our policy” al quale seguono, ovviamente, rule one, rule two, rule three, in quanto per loro è di moda iniziare così. Poi, però, gli anglosassoni hanno il maybe. Mentre per altre cose possono sembrare noiosi, il loro maybe li rende grandi. Ora, per sfidare una regola che pare assodata, ovvero quella che “il cliente ha sempre ragione”, che secondo me è una cavolata nei termini, ho riscritto le regole facendomi forza della loro propensione al dubbio.
Ho incominciato con la prima regola, che ha scandalizzato gli americani (il New York Times ci ha scritto una pagina): 1. “Il clientenon ha sempre ragione”; Poi segue la regola 2. “Neanche Eataly ha sempre ragione”; poi la regola 3. “Da questo meraviglioso dubbio nascerà la nostra armonia”. Sono convinto che l’armonia possa solo arrivare dal dubbio. Il dubbio, tipico di chi è disposto a mettere in discussione i suoi pensieri e le sue idee, riporta all’armonia. Chi non ha disponibilità a cambiare idee vive una piccola vita.
Come arrivi a ricercare e creare armonia?
Un obiettivo che guida tutta la mia vita è quello di creare luoghi di armonia. L’armonia è il massimo del benessere. L’armonia si trova ad un passaggio in più dalla sintonia. Mentre la felicità è una forma di benessere egoista l‘armonia è una forma di benessere “proattiva”. È la felicità insieme agli altri. Quindi UniEuro prima, Eataly e Fontanafredda oggi, tutti i luoghi in cui io vivo, si pongono al primo posto come luoghi di armonia. Il luogo in cui io e te ci siamo incontrati si chiama Fondazione E. Mirafiore. All’interno hai potuto vedere una libreria, spazi per la vendita del vino e altre cose buone di Eataly, un teatro greco dove facciamo i corsi. È il luogo dell’armonia. Alla fine tu compri il vino non attraverso una forma di persuasione occulta, ma perché ti senti in armonia con il luogo e le cose che si vendono. La mia Fondazione si sostiene grazie alla vendita dei nostri prodotti e non chiediamo, come fanno altre Fondazioni, nessun contributo pubblico.

 

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Remigia Spagnolo - Consulenza, formazione, esplorazioni