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sognatori di professione
intervista di Remigia Spagnolo
a LINO DAINESE - fondatore e presidente di Dainese S.p.a.
29 gennaio 2011 - Laboratorio ricerca & sviluppo - Molvena (Vicenza)
L'IMPRENDITORE INVENTORE
Ciao Lino, per me sei un "sognatore di professione" : realizzi i tuoi sogni e proteggi quelli di libertà  di molti sportivi, atleti e campioni del mondo, come Valentino, idolo italiano di molti giovani di oggi e meno giovani. Nel 2030 l' uomo che metterà  piede su Marte probabilmente avrà  la tuta Dainese Biosuit"¦.Tu come ti definiresti?
Mi definisco un "imprenditore inventore". Mi piace molto fare l' imprenditore per poter vedere realizzati i progetti: dare seguito alle intuizioni, mettere a fuoco le idee, liberare forza creativa e realizzatrice da un gruppo di persone. Per me fare l' inventore è un' attività  che quasi precede quella dell' imprenditore. Ho bisogno del sistema aziendale perchè lavorare con gli altri mi dà  energia e stimoli per realizzare insieme a loro queste invenzioni.
Cos' è per te l' invenzione in azienda?
È un "fare artigiano" nobilitato da un pensiero e dall' assorbimento delle tecnologie disponibili. Questa è la sfida che si pone a molte aziende: dall' artigianato e dalla manualità  assorbire pensiero e progetti che vanno a migliorare, come nel nostro caso, il modo di vivere delle persone. Abbiamo sperimentato, specie negli ultimi decenni, le invenzioni che, producendo innovazione, hanno trasformato il modo di comunicare e interagire tra le persone. Sono campi in cui si incontrano recupero e sviluppo di artigianalità , tecnologia, sensibilità .
Quando hai iniziato a realizzare le tue invenzioni e i tuoi sogni?
Parlare di invenzioni e sogni significa descrivere il modo in cui ho operato per raggiungere le mete che mi ero prefissato. Desidero raccontarmi anche per lanciare un messaggio ai giovani, una traccia, una speranza. Avevo 20 anni quando cominciai a pensare a cosa fare del mio futuro. Il mio sogno era allora quello di trovare nel mercato una strada da percorrere in piena autonomia, senza dover rendere conto a nessuno. A quei tempi, negli anni ' 70 del secolo scorso, mio padre lavorava in banca. Allora, i figli che ambivano al posto fisso avevano la possibilità  di entrare nella stessa banca in cui lavorava il genitore. Fu questo a spingere mio padre a indirizzarmi verso gli studi di ragioneria per prepararmi a cogliere l' opportunità . All' età  di 14-15 anni non mi opposi a questa sua scelta, anche se non ne ero convinto, e intrapresi così gli studi in ragioneria. Solo dopo mi accorsi che il mio desiderio era quello di trovare un lavoro in autonomia che mi permettesse di viaggiare, conoscere luoghi, situazioni, persone. Decisi così di abbandonare la strada che mio padre aveva tracciato per me. Vedevo nella banca una gabbia e sapevo che se vi fossi entrato mi sarei rovinato la vita. Quindi il mio primo sogno fu quello di trovare l' attività  che mi avrebbe permesso di realizzare il mio desiderio di autonomia, mentre a livello pratico non sapevo fare un bel niente.
Cosa diede il via alla realizzazione di questo primo sogno?
A 20 anni feci un viaggio a Londra, in Vespa, con degli amici. Partimmo all' avventura con tre moto e una tenda. Fu lì che, con la mia Vespa, vidi le supermoto, cavalcate da quegli uomini che sembravano cavalieri vestiti di nero: indossavano quelle che allora erano le prime tute di pelle. Così, quando tornai elaborai un' idea su ciò che mi aveva colpito e mi dissi: "io mi faccio dei vestiti di pelle per andare in moto". Il desiderio di ideare e produrre un vestito l' ho realizzato trovando le pelli in conceria e un sarto. Mettendo insieme piccole e preziose conoscenze artigianali, mi sono fatto i primi pantaloni da cross, i primi pantaloni da moto per me. E ho capito che era questo il mio lavoro. Questa è stata l' intuizione. Il concepimento di un' idea imprenditoriale. Ed eccomi qua. Prima di diventare imprenditore, avevo fatto qualche piccola esperienza di lavoro, sette mesi alla Fiamm di Montecchio, un altro anno e mezzo in un' azienda che produceva sci, ma fu a 23 anni che iniziai la mia avventura imprenditoriale. Non avevo nessuna conoscenza, ma per cominciare misi insieme le competenze nella concia e nella confezione delle pelli presenti ad Arzignano e a Molvena, luoghi che costituivano il "distretto della pelle" altamente specializzato. Fu così che il mio sogno cominciò a concretizzarsi e arrivai subito a pensare di iniziare un' attività  imprenditoriale. Già  nel primo anno iniziammo a fatturare cifre importanti.
Dal concepimento di quella prima idea imprenditoriale sono passati 40 anni"¦
Si, nel 2012 saranno esattamente 40 anni. C' è stato un continuo susseguirsi più di obiettivi raggiunti più che di sogni. Per esempio, la protezione della schiena era un lavoro degli anni 80 del secolo scorso, poi ci siamo dati come obiettivo il sistema della protezione testa piedi e, in ultimo, l' obiettivo di realizzare il sistema intelligente sugli abiti indossati dall' uomo: l' air bag, ovvero la protezione con l' aria sull' uomo. Questo studio è durato dieci anni, ma il gruppo è stato fondamentale nel non aver perso la fiducia e nell' aver avuto sempre in mente l' obiettivo da raggiungere, quando tutti ci dicevano che era impossibile. Inizialmente l' idea di produrre protezioni per proteggere i motociclisti fu la prima idea di business. C' era il bisogno di accumulare risorse economiche, con o senza capacità  finanziarie o di autofinanziamento. Una volta soddisfatto questo bisogno, che si sazia velocemente, è iniziato il bisogno di salvare le vite in più ambiti, che ci ha portato molto avanti. Oggi la nostra visione di salvare le vite in condizioni di rischio travalica l' esigenza di fare business.
La tua visione è quindi rimasta la stessa"¦
La nostra visione è quella di salvare la vita e la missione è quella di rispondere al bisogno di sicurezza, insito in ognuno di noi, nello svolgimento di sport dinamici e in altri ambiti a rischio, dalla sicurezza nei cantieri all' automotive, dal settore militare a quello degli anziani. La visione è immaginare qualcosa che non esiste ancora e potrebbe, come nel caso nostro, migliorare il modo di vivere e di muoversi, di rapportarsi con gli altri. E' immaginazione che si concretizza veramente. Ti immagini come funziona, come potrebbe essere: mi prefiguro già  a grandi linee l' attuazione delle mie idee. Nel proiettarci nel futuro teniamo memoria del passato. Non buttiamo via mai nessuna idea. Qualche volta l' idea sta ferma nel cassetto per qualche anno, per poi essere ripresa. Qui a Molvena abbiamo "un magazzino delle idee" , perchè l' archivio delle esperienze e la memoria di quello che è già  stato fatto nel passato è fondamentale nello sviluppo del lavoro. È una mentalità . La visionarietà  serve, ma se poi non vi è il supporto tecnologico che ti porta a realizzare la tuta Biosuit o una nuova protezione, non ci arrivi. L' intuizione e la visionarietà  sono quelle che arrivano per prime, ma poi deve esserci il gruppo, l' entusiasmo, la tecnologia, l' industrializzazione, lo studio dei costi adeguati. Un visionario micidiale è Steve Jobs. Ha cambiato il modo in cui le persone si interfacciano.
Einstein affermava che la fantasia e l' immaginazione sono più importanti delle nozioni. Lo pensi anche tu?
Si, ad esempio per realizzare il sogno non avevamo le competenze, ma solo un' idea. E' stato fondamentale per me costituirmi un gruppo attorno di persone entusiaste, di gente che ci crede e persevera, nonostante la difficoltà  del progetto, nell' apertura di una strada nuova dove molte competenze sono da acquisire strada facendo. Chi crede all' idea e sa immaginare ci mette passione, conoscenze, insiste, ci lavora. Non si fa scoraggiare se si è presa una strada sbagliata. Si ritorna indietro e si riparte. È come trovare la montagna da scalare e cercare di arrivarci in cima. Nel raggiungere la meta è possibile imboccare un sentiero che porta ad un vicolo cieco. Allora torni indietro e ti proponi di proseguire per un' altra strada, senza nessuna remora. Fai una pausa per riacquistare vigore e poi riprendi la salita.
Parli di una squadra appassionata"¦
Si, lavorando in gruppo ti accorgi immediatamente chi ti segue e chi fa finta, chi ci mette del suo; chi ci pensa non soltanto durante l' orario di lavoro, chi ci riflette. Si capisce quando c' è la passione. Se assumo una persona, è prima di tutto per la passione. Se poi la passione è unita alla capacità , allora nulla ti ferma e qualsiasi sogno lo raggiungi, hai uno scopo e sai per cosa lavori. Io voglio salvare le vite, se ho in mente questo posso farlo meglio che in altri modi conosciuti fino ad adesso. Salvo le vite, ed è questo il motivo per cui mi alzo la mattina, vado a lavorare, faccio il mio lavoro volentieri e porto avanti qualcosa. Non serve solo per sbarcare il lunario, ma soprattutto per il fare civile, per l' umanità , per le persone. Per motivare il gruppo è importante far capire e trasmettere bene questo messaggio di utilità . Non si può fare bene un lavoro del genere se si pensa al solo introito economico. Ti assicuro che riuscire a salvare le vite, avere qualcuno che ti scrive e ti ringrazia per quello che stai facendo perchè ci stai riuscendo è veramente una ricompensa enorme, per me e il mio gruppo. Io parlo sempre dei miei collaboratori come compagni di viaggio, compagni di un' esperienza che si realizza, qualche volta con gli ostacoli da superare e momenti meno esaltanti, ma l' esperienza che affrontiamo insieme è piena di momenti appaganti. Continuiamo ad investire in idee ed energie. La mia squadra ha creato un mondo di applicazioni.
Come ti vengono le idee?
Le idee mi vengono a mente libera, mentre faccio sport, vado in bici, passeggio - indica il paesaggio delle montagne che si vedono da Molvena, ed esclama: "Vedi il paesaggio? Questo mi aiuta".
Quindi la natura è tua ispiratrice"¦.
Esatto, per esempio la protezione della schiena mi è venuta guardando gli animali e alle loro protezioni naturali, i loro gusci. La protezione della schiena infatti si chiama aragosta, perchè ha come delle squame e una flessibilità  di movimento in flessione e in estensione che ricorda le aragoste. Ad ispirarmi sono la natura, al primo posto, e poi lo sport.
Mi fai un esempio di come lo sport ti ha aiutato a trovare un' idea?
L' air bag nasce da un' intuizione che ho avuto facendo sub. Ci si mette dei corpetti (GAV) ai quali dai aria, e ho sentito che l' aria dava un senso di contenimento e protezione insieme. In quel momento mi dissi: "questa è la strada perfetta per realizzare il nuovo prodotto per la sicurezza".
Altri temi ispiratori di idee?

Uno spunto viene dall' arte artigianale del passato: quella degli armaioli. Nelle armature antiche c' è un lavoro straordinario intorno al corpo, fatto nei secoli da questi eccellenti artigiani. Nell' ideare sistemi protettivi mi sono ispirato su quanto ho visto e studiato presso le Armerie Reali di Torino e di Milano e al Metropolitan Museum di New York. Quando studiamo il movimento del corpo, molte volte risolviamo il problema, poi andiamo a guardare 500 anni prima e scopriamo che l' avevano già  risolto.

Lino Dainese mi fa vedere due armature antiche del 500 e 600 acquistate all' asta e insieme mi mostra un poster che illustra lo studio anatomico muscolare dell' uomo. Prosegue:
"¦ il corpo è fatto degli stessi muscoli, ossa, sistema scheletrico che richiede un movimento coordinato. Poichè il corpo è sempre lo stesso, molte intuizioni del passato vanno riscoperte. E poi attingo molto all' energia delle idee di persone visionarie come ad esempio artisti e designer. Io mi alimento parlando con queste persone: acquisto una mentalità  e una sensibilità  nei vari settori, tecnologie, applicazioni.
Quindi l' arte e il design ti offrono spunti e idee alla base delle tue invenzioni?
Certamente, però artista e designer si pongono diversamente rispetto al loro processo creativo: l' artista può esprimersi più liberamente rispetto al designer. Mentre il designer è vincolato al criterio di utilità  che va ad associarsi al modo di vivere del presente, l' artista non ha questo vincolo e può con la sua opera sconfinare oltre il presente e il possibile.
Puoi farmi un esempio di un designer dal quale attingi per le tue idee?
Si, ad esempio ieri mattina (28 gennaio scorso) abbiamo visto Marc Sadler (noto designer industriale). Con lui abbiamo costruito insieme la prima protezione per la schiena (Motorcyclist' s Back Protector, presente nella collezione permanente di design del MOMA di New York). Abbiamo creato la protezione che non esisteva neanche nelle armature, ma solo in natura (aragosta e altro). Alla fine degli anni 70 abbiamo realizzato questo paraschiena, poi ci sono state altre due - tre evoluzioni. L' ultima si chiama WAVE, che ha avuto un successo strepitoso ed è un prodotto copiato da tutto il mondo, usato in molti sport. Ieri Marc Sadler è arrivato con la sua genialità  di sempre e un' idea nuova che punta sempre nella stessa direzione: proteggere l' uomo negli sport dinamici. Lavoriamo con lui da 30 anni. Ha lavorato anche nel campo medico. E' un visionario dal quale ci si alimenta anche parlando.
Puoi farmi un esempio di un artista dal quale attingi per le tue idee?
Un artista che mi offre stimoli in tal senso è Arcangelo Sassolino. Lui lavora con materiali industriali come il cemento, il ferro, il vetro, trasferendo in estrema sintesi nella sua opera l' energia e la drammaticità  tipiche della vita contemporanea. Questi stimoli e la sintesi che ne fa ispirano progetti visionari oltre il limite.
Stimoli che diventano idee creative. Cos' è quindi la creatività  per te?
Per me la creatività  è fare qualcosa in un settore, per esempio lo sport, dove si migliora l' esistente e tale miglioramento è utile. Deve essere utile, altrimenti la creatività  fine a se stessa, nella ricerca di una forma, non ti dà  granchè. Deve, ripeto, essere utile. Intendo la creatività  in azienda, perchè la creatività  in arte è un' altra cosa. La creatività  non è solo una mia prerogativa, ma di tutta la mia squadra.
Quindi creatività  come risultato del lavoro di gruppo?
Il gruppo in tutto questo è fondamentale per l' energia che ci si trasmette l' uno con l' altro nel lavorare insieme, nello sporcarsi le mani, nel portare altre esperienze e competenze. Per creare c' è bisogno dell' energia che viene da questo lavoro fatto insieme. E' così il processo: concepisci una possibilità  e hai una vera e propria visione, come nel caso dell' aria intorno all' uomo, l' air bag, ma le soluzioni tecniche e le innovazioni che ne derivano sono un lavoro di squadra.
La tua capacità  visionaria come si è modificata ed evoluta nel tempo?
C' è un allenamento continuo man mano che lavori, hai delle certezze, sai dove andare, non vai a caso, quindi migliora col tempo la tua capacità  di vedere .
Hai mai avuto incertezze nel lavoro?
Nel lavoro non ho mai avuto incertezze nel decidere se fare o non fare. Mai paura, zero. Anzi, è stimolante fare qualcosa che non fanno gli altri. Questa mia temerarietà  è legata al concetto di creatività  utile, ovvero il voler far da sempre qualcosa di nuovo che non fosse in concorrenza con gli altri. Nel competere io non mi confronto mai con Enti o Aziende, ma con le Possibilità , col movimento del futuro, con le cose che devono succedere. Se io devo fare qualcosa in concorrenza lo faccio coi paesi più evoluti della terra, non lo faccio certamente da imprenditore con chi ha un più basso costo del lavoro e basta"¦vado dove ci sono progetti, visioni del futuro.
Come avete superato i momenti difficili?
Un momento difficile lo abbiamo avuto in concomitanza di un cambio generazionale nella dirigenza. Lo abbiamo risolto investendo sugli allievi giovani. Questi si sono dati da fare e hanno portato l' azienda a quella che è adesso. Altro momento complesso e difficile è la crisi mondiale attuale, che ha colpito molto il settore dello sport e della moto in particolare, sport che viene visto come un capriccio in una scala di valori. Questo ci ha portato a mantenere ben saldo il timone della salvaguardia della sicurezza sull' uomo anche in altri campi lontani dal mondo dello sport dinamico. La nostra idea avrà  sviluppi nel mondo degli anziani, delle applicazioni militari e in altri ambiti. Teniamo sempre la rotta, non ci spostiamo di un millimetro. Salvare la vita è un lavoro infinito perchè può avere applicazioni infinite.

 

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